mercoledì 14 gennaio 2015

RUSSIA, LA CITTÀ PIÙ FREDDA DEL MONDO SI CHIAMA JAKUTSK


Il suo record l’ha raggiunto nel febbraio del 1891 quando si registrarono -64,4 gradi. Con questa temperatura minima assoluta, Jakutsk si è aggiudicata il titolo di città più fredda del mondo abitato. L'unico episodio in cui il record è stato superato si attesta nel 1933 nel villaggio di Oymyakon, in Russia, nell’Est della Siberia, quando si toccarono -67,7°C. Seguono il primato la città di Ust'-Nera, piccola località della Russia nord orientale considerata un cosiddetto polo del freddo in cui si sono raggiunti e superati i -60°C, e la città di Verchojansk, ubicata nella Siberia orientale, con la minima del mese più freddo di gennaio di -47,7 °C.  

Fondata nel 1632 dai cosacchi, Jakutsk è oggi capoluogo della Sacha-Jacuzia, repubblica autonoma della Russia. La città si sviluppò nella seconda metà dell'Ottocento grazie alle miniere d'oro e carbone della zona. Il gelo che si respira in questa città provoca brividi non soltanto nel corpo ma anche nell’anima. Sotto il regime comunista (dal 1929 fino alla morte di Stalin nel 1953), la gente veniva spedita qui in punizione costretta a lavorare per l’estrazione del carbone a beneficio dei riscaldamenti della Grande Russia. Lo sfruttamento di manodopera condannata ai lavori forzati proveniva dai gulag, i campi di concentramento dove furono deportati tra i 15 e i 18 milioni di persone e dove, probabilmente, morirono di lavoro, di freddo, di malattie e di violenze varie 2 milioni di individui.

Tornando ai giorni nostri, campi di concentramento non ce ne sono più perché chiusi ufficialmente dal 1960, ma di certo questa città non si può dire che riscaldi i cuori con bellezze naturalistiche (escluse le distese di neve, s’intende) e con attrattive. Il massimo svago si può avere visitando l’università della zona, o organizzando una visita al museo nazionalista, oppure andando alla stazione meteorologica a consultare tutti i record climatici di scala mondiale. Tutto ciò è possibile ovviamente quando il clima è, per così dire, mite. Cioè quando il termometro sfiora i -10°C. In realtà la vera sfida quotidiana prosciuga tutte le energie dei suoi abitanti: cercare di non congelare. Se, infatti, ai residenti della città riesce con fatica, a tutto ciò che li circonda non riesce affatto. Quasi impossibile un’alimentazione variata che consenta, ad esempio, di mangiare verdura o frutta. Qui si vendono nei mercati soltanto pesce e carne. Le toilette sono costruite all’esterno delle abitazioni per evitare che le tubature ghiaccino, mentre le automobili rischiano di non riaccendersi se lasciate all’aperto spente. I più temerari? I viaggiatori e i fotoreporter che raggiungono questi luoghi per raccontare un angolo di mondo dove il brivido fa da padrone.

(Foto fonte: forum.aktuell.ru)
 
 

mercoledì 31 dicembre 2014

BUON 2015! AUGURI DALLA STRANIERA


CARI MIEI LETTORI AMANTI DEL MONDO E DEI PAESI LONTANI,
PER QUESTO NUOVO ANNO IN ARRIVO VOGLIO AUGURARVI TUTTA LA FELICITA' CHE DESIDERATE, AFFINCHE' LA GIOIA E LA SERENITA' POSSANO REGNARE NEI VOSTRI CUORI E NELLE VOSTRE ANIME.
IN QUESTO PERIODO DI AUSTERITA', VOGLIO AUGURARVI SOPRATTUTTO DI PROVARE A CONOSCERE IL PIU' POSSIBILE CIO' CHE VI CIRCONDA PER SAPER DISCERNERE LA VERITA' DALLA MENZOGNA. VIVIAMO TEMPI DIFFICILI E MAI COME ADESSO IL VALORE DELLA CULTURA E DELLA SANA INFORMAZIONE E' FONDAMENTALE PER FAR Sì CHE LA LIBERTA' DI CIASCUNO SIA SEMPRE SALDA. SOLO COSI' POSSIAMO PRESERVARE I NOSTRI DIRITTI E DAR VALORE E DIGNITA' AI NOSTRI DOVERI.
DA "STRANIERA" DEVO RICORDARVI, INOLTRE, DI NON AVER PAURA DEL DIVERSO, DI NON TEMERE LA GENTE CHE PROVIENE DA UN ALTRO PAESE SOLO PERCHE' MAGARI LA SUA PELLE E' PIU' SCURA DELLA NOSTRA O PERCHE' NON PARLA LA NOSTRA STESSA LINGUA.
RICORDATE SEMPRE CHE LA DIVERSITA' E LA PLURALITA' RAPPRESENTANO UN VALORE AGGIUNTO E UNA RISORSA FONDAMENTALE PER LA CRESCITA DI TUTTI, SIA COME UOMINI E DONNE SIA COME CITTADINI.
VI AUGURO DI NON DIVENTARE UNO STRUMENTO PER LA CLASSE POLITICA CORROTTA PER ACCAPARRARSI VOTI IN CAMBIO DI PROMESSE VANE.
VI AUGURO DI USARE SEMPRE E SOLO LA VOSTRA TESTA E LA VOSTRA CAPACITA' CRITICA PER ANALIZZARE NON SOLTANTO I FATTI E GLI EVENTI CHE VI CIRCORDANO MA ANCHE QUELLI CHE ACCADONO DALL'ALTRA PARTE DEL GLOBO... PERCHE' CI RIGUARDANO PIU' DI QUANTO POSSIAMO IMMAGINARE.
SE POTETE, CERCATE DI STUDIARE ALTRE LINGUE E CONOSCERE DIFFERENTI CULTURE, RELIGIONI E USANZE PERCHE' VI POTRA' RENDERE PERSONE MIGLIORI E PIU' LIBERE.
LA LIBERTA' E' CONOSCENZA.
VI AUGURO DI VIAGGIARE PER IL MONDO E SE NON NE AVETE LA POSSIBILITA'... RICORDATEVI CHE "LA STRANIERA" E' SEMPRE PRONTA A RACCONTARVI CURIOSITA', FATTI, NOTIZIE, VICENDE E AVVENIMENTI CHE ARRIVANO DA OGNI ANGOLO DELLA TERRA...
BUON 2015!

E RICORDATE:
 
"Se ognuno di noi sposasse una persona di razza diversa,
basterebbe una sola generazione per cancellare tutti i pregiudizi".





martedì 23 dicembre 2014

COREA DEL NORD, È CYBERGUERRA CON GLI USA SUL CASO SONY


La Corea del Nord torna alla ribalta a seguito del Sony Hack. Lo scorso giugno, infatti, l’ambasciatore nordcoreano ha scritto una lettera al segretario generale dell’Onu, Ban Ki-Moon, in cui accusava gli Stati Uniti di pubblicizzare atti di guerra e terrorismo attraverso un film. La pellicola alla quale si riferiva il segretario (senza indicarne il nome) è The Interview, storia di due giornalisti assoldati dalla Cia per assassinare Kim Jong-un, il leader del regime dittatoriale nordcoreano. La produzione è della Sony Pictures Entertainment, che ha sede in California e fa parte della Motion Pictures Association of America. Il film doveva uscire nelle sale questo Natale ma a novembre la Sony Pictures Entertainment è stata hackerata. I dipendenti non riuscivano ad accedere alla rete aziendale. Sui monitor apparivano scheletri e una scritta “Hacked by GOP”, dove GOP sta per Guardians of Peace. L’azienda scopre presto che tutti i dati interni sono stati cancellati e che una grande quantità di documenti e informazioni riservate è stata pubblicata online. A dicembre l’Fbi fa sapere di stare indagando sul caso e in maniera informale inizia a indicare come responsabile del fatto, tramite fonti governative anonime, la Corea del Nord.

Intanto, ieri, nella cosiddetta Repubblica Popolare Democratica di Corea si sono registrati vari black out di Internet. Non è chiara la ragione dei problemi di collegamento della capitale Pyongyang alla rete e se si tratti di una rappresaglia americana dopo l'azione degli hacker sulla Sony. Sta di fatto che nelle scorse 24 ore l’accesso del Paese al web era bloccato. Importante ricordare che la rete coreana chiamata Kwangmyong non è connessa alla rete mondiale ma è isolata. Permette soltanto di mandare email, visitare i siti di regime, leggere le news (anche quelle controllate) e accedere a una biblioteca elettronica.

Oggi sono stati ripristinati alcuni servizi Internet. A riferirlo è la Bbc online. Le autorità nordcoreane non hanno fatto annunci, ma esperti americani hanno riferito di un miglioramento della situazione.

La querelle tra Stati Uniti e Corea del Nord, nel frattempo, è approdata alle Nazioni Unite.  
Il Consiglio di Sicurezza ha dato l’assenso a maggioranza a inserire in agenda una discussione sulla situazione dei diritti umani nello Stato socialista.
 
(Fonti: wired.it - ANSA - it.euronews.com - focus.it - larepubblica.it /foto fonte: wired.it - Getty Images)
 
 
 
 

venerdì 5 dicembre 2014

GERMANIA, STACCATA LA SPINA A RAGAZZA-CORAGGIO DI SOLI 23 ANNI


Una spina, solo una spina la separava dalla morte. Proprio quel filo che la teneva in vita e segnava il confine con l’aldilà è stato staccato, segnando la fine di un’esistenza di coraggio e altruismo. E’ la storia di Tugce Albayrak, giovane uccisa per aver difeso due ragazzine dalle molestie di un branco di bulli.

Circa quindici giorni fa, nei bagni di un fast-food di Offenbach, poco distante da Francoforte, la studentessa tedesca di origine turca si è trovata, per caso, ad assistere a un tentativo di stupro da parte di alcuni balordi su due minorenni ubriache. Tugce, di fronte alla scena, non si è tirata indietro ed è intervenuta riuscendo a salvare le malcapitate. Purtroppo il triste episodio non si è concluso in quella toilette ma ha avuto il suo terribile epilogo nel parcheggio della panineria. Proprio qui, infatti, uno dei bulli, un diciottenne, ha raggiunto la giovane sferrandole un pugno in pieno viso e stendendola, quindi, al suolo. Priva di sensi, Tugce è entrata in coma per non uscirne mai più.

Dopo due settimane di agonia, i genitori della ventitreenne hanno deciso di spegnere i macchinari che avevano, fino al momento della decisione definitiva, tenuto artificialmente in vita la figlia. La ragazza era stata dichiarata cerebralmente morta pochi giorni prima.

Ha salutato la sua breve esistenza così l’impavida Tugce, morendo il giorno del suo stesso compleanno. La storia di questa giovane ragazza però continua a inzupparsi di amarezza. Le due ragazzine che ha salvato sono scomparse. Per proseguire le indagini, la polizia ha bisogno delle testimonianze delle due aggredite ma queste non si sono ancora fatte vive e la risoluzione del caso è zoppicante. Alle due minorenni si è rivolto, con un appello, il padre della studentessa: “Mia figlia vi ha salvato. Ha fatto di tutto perché non vi accadesse nulla. Si è addirittura sacrificata per voi! Per questo, vi prego, andate dalla polizia e rilasciate la vostra testimonianza. Tugce non tornerà più, ma voi glielo dovete: testimoniate!”. A ciò si è aggiunta l'indifferenza in cui si sono consumati quei momenti di violenza: i dipendenti del fast-food, oggi difesi dalla ditta, non sono intervenuti.

Uccisa anche dall'indifferenza, Tugce Albayrak, già icona di coraggio, potrebbe essere insignita della croce al valore civile, come ha proposto il presidente della Repubblica federale, Joachim Gauck, con l'appoggio del governo della cancelliera Angela Merkel. Sono già 160mila le firme per una petizione per concederle la croce al merito federale. Il suo gesto, infatti, non è passato inosservato: sono decine di migliaia i messaggi su Facebook e su Twitter per lei. Cinquantamila chiedono che le sia conferita la più alta onorificenza del Bund tedesco, 89mila sostengono un gruppo a suo nome. Per moltissimi è già "un angelo", "un'eroina", un "modello di coraggio civile". Una folla di circa 1500 persone ha partecipato alla cerimonia funebre per darle l'estremo saluto. Anche il governatore dell'Assia, Volker Bouffier, e l'ambasciatore turco in Germania, Hueseyin Avni, erano presenti.

Intanto il diciottenne, di origine serba, accusato di averla uccisa si trova in carcere, in custodia cautelare. Rifiuta di rilasciare qualsiasi dichiarazione dopo una parziale, prima ammissione. A incriminarlo le telecamere del parcheggio del fast-food. L'autopsia al momento non sembra aver precisato se a uccidere la ventitreenne sia stato direttamente il pugno o il colpo sull'asfalto. Forse potranno aiutare a chiarire meglio l'intera vicenda alcuni nuovi testimoni ascoltati dagli investigatori.

 “Quella ragazza merita tutto l’apprezzamento da parte nostra e da parte di coloro che si potrebbero trovare in una situazione simile - ha affermato un pensionato di Francoforte durante il funerale -. Sarà un esempio per tutti noi”.
La mamma della giovane confida: "La mia Tugce voleva fidanzarsi prima di Natale".
 
(Foto fonte: www.bild.de)
 

 

venerdì 28 novembre 2014

FRANCIA, TROVATI I “CERVELLI IN FUGA”


Un quarto dei medici che lavora in Francia è straniero. Saranno finiti proprio lì, dunque, molti dei cosiddetti “cervelli in fuga”? Secondo il Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Medici, parrebbe proprio di sì. Ieri, infatti, il Consiglio francese ha pubblicato uno studio sui flussi migratori dei professionisti della sanità con un titolo estero che rappresentano l’8,2% dei 276.354 medici iscritti all’Ordine dal primo gennaio di quest’anno. In totale, l’Ordine ha identificato 22.568 medici in possesso di un diploma conseguito fuori dalla Francia o, addirittura, fuori dall’Europa. Di questi professionisti, 19.044 esercita regolarmente.

La caduta delle frontiere professionali e lavorative è stata resa possibile grazie a una direttiva europea, emanata nel 2005, che ha istituito il riconoscimento automatico dei titoli conseguiti nei Paesi dell’Unione.

Un esempio per tutti è quello della Romania, entrata dal primo gennaio 2007 nell’Unione Europea. Proprio i medici rumeni rappresentano in Francia il 40,9% dei professionisti che esercitano grazie a una laurea conseguita nel Paese di origine. Questa percentuale, a detta dell’Ordine dei medici, aumenterebbe nel 2020 portando il numero di dottori di medicina generale nati in Romania che, allo stato attuale, ammonta a 840 unità a oltre 2700.

Secondo Patrick Romestaing, vicepresidente dell’Ordine, i dati emersi da questo studio dovrebbero avviare un dibattito nell’Unione Europea sulle conseguenze di tale migrazione e dovrebbero, anche, condurre a una riflessione etica. A suo parere, le risorse umane delle aziende sanitarie di alcuni Paesi scarseggiano perché i propri medici si trasferiscono in Francia.  

A stabilirsi nelle aree già considerate “ad alta densità medica”, come l’Ile-de-France, Rhône-Alpes, Provenza e Costa Azzurra, sono i medici formati all’estero che esercitano grazie a delle licenze rilasciate da apposite commissioni universitarie. Di questi professionisti, è dipendente da strutture sanitarie il 62,4%. I medici con un diploma francese ammontano solo al 43,6%.

A conti fatti, non si può dire, dunque, che il sistema sanitario francese apra le sue porte solo a chi vanta lauree con il timbro “Made in France”. Ma un dubbio sovviene: in Francia saranno, forse, pochi quelli che sognano il “camice bianco”? Un altro studio all’Ordine dei medici si potrebbe suggerire. Basterebbero soltanto i medici di madrelingua francese per tutte le strutture ospedaliere disseminate nel territorio? Ai pazienti “l’ardua sentenza”.
(Foto fonte: lemonde.fr)

venerdì 7 novembre 2014

TRANSNISTRIA, LA TERRA CHE NON È DI NESSUNO


Attenzione a coloro che si credono imbattibili in geografia perché esiste uno Stato che metterebbe in imbarazzo anche i più “secchioni” in materia di nazioni, capitali, fiumi e città. Si tratta della Transnistria, regione della Repubblica di Moldavia autoproclamatasi, il 2 settembre del 1990, Stato indipendente senza il riconoscimento dei Paesi membri dell’ONU.
Il territorio, governato da un'amministrazione autonoma con sede nella città di Tiraspol, è sotto la tutela russa. Quella che si definisce Repubblica Moldava di Pridnestrov’ye e corrisponde alla striscia di terra schiacciata tra la Moldavia e l'Ucraina è, infatti, un regime autoritario che sopravvive grazie all'aiuto di Mosca.
La peculiarità di questo Stato è di rappresentare, talvolta, una zona franca proprio perché non legalmente riconosciuto. Ciò fa gola, spesso, a chi s’ingegna in azioni illecite. La giustizia è, dunque, arbitraria proprio perché le autorità non sono riconosciute a livello giuridico. Sono tante, infatti, le persone incarcerate ingiustamente che non si possono neppure appellare a una legge riconosciuta come tale.
Pubblicato dalla statunitense Freedom House, il rapporto Freedom in the World del 2007 descrive la Transnistria come un territorio “non-libero”. In materia di diritti umani la Regione è stata duramente criticata da molte organizzazioni internazionali che hanno denunciato la situazione minacciosa per i diritti politici e le libertà civili dei suoi 500mila abitanti.
Difficile trovare un lavoro nel territorio rivendicato dalla Moldavia. Chi non è arruolato in polizia o non esercita attività nell’amministrazione pubblica, spesso è costretto a varcare il confine. Per farlo però occorre essere piuttosto “diplomatici”. Kiev, ad esempio, ha vietato l'ingresso sul proprio territorio di tutti i cittadini uomini della Transnistria in possesso di un passaporto russo. Così un giovane autista di taxi racconta di essersi munito di vari passaporti. Tra i tanti, si è procurato il passaporto moldavo, fondamentale per il lasciapassare delle autorità ucraine. A seconda, infatti, del confine da attraversare, molti transnistriani hanno, oltre a quello della repubblica secessionista, passaporti moldavi, russi, ucraini. L’ostruzionismo non viene esercitato solo sulle persone ma anche sulle merci. I prodotti transnistriani devono ottenere un certificato doganale moldavo per essere inviati all'estero. E così, sdraiata sulle rive del fiume Nistro, a poche ore di treno da Odessa e da Chişinău, si tracciano i contorni sfocati di una terra che, nonostante il mancato riconoscimento internazionale, non vuole essere di nessuno, ma rivendica la sua indipendenza e sovranità. Alla faccia del Cremlino e della vicina Moldavia.
 
(Fonti: balcanicaucaso.org / estrattiweb.com)